Sun. Nov 30th, 2025

Che fine hanno fatto le grigliate improvvisate, i tavoloni di legno e i piatti di carta? A quanto pare, stanno lasciando il passo a tartare, selezioni di vini pregiati e menù firmati da chef stellati. Il fenomeno delle sagre-gourmet si sta diffondendo rapidamente in tutta Italia, trasformando uno degli appuntamenti più tradizionali della vita di paese in una nuova forma di intrattenimento gastronomico.

Una tradizione che cambia volto

Nate come celebrazioni popolari legate al raccolto, alle sagre del vino o del tartufo, le feste di piazza erano caratterizzate da cucina casalinga, volontari e prezzi popolari. Oggi, in molte regioni – dalla Toscana al Piemonte fino alla Puglia – si registra un’evoluzione significativa: a sostituire griglie e pentoloni compaiono programmi curati da organizzatori professionisti, showcooking, degustazioni guidate e menu a più portate.

Cucina di qualità e biglietti d’ingresso

Il cambiamento è visibile anche nella gestione logistica. Sempre più spesso le sagre prevedono un biglietto d’ingresso (dai 15 ai 30 euro) e propongono piatti ideati da nomi noti del panorama enogastronomico. A Lucca, ad esempio, la tradizionale “Sagra dei Tordelli” ha ospitato lo chef Cristiano Tomei per una versione rivisitata del piatto tipico, mentre nel Monferrato alcune sagre del vino propongono masterclass con sommelier dell’AIS.

Dal passatempo popolare al turismo enogastronomico

La trasformazione risponde a una domanda crescente di esperienze di qualità. Le sagre non sono più soltanto feste della comunità locale, ma vere e proprie mete turistiche, capaci di attrarre visitatori da fuori regione. Secondo l’Osservatorio Enit, negli ultimi due anni le presenze legate ad eventi gastronomici sono aumentate del 32%, in gran parte grazie alle nuove formule “gourmet”.

Rischio omologazione o evoluzione naturale?

Non mancano le critiche. Alcuni amministratori locali temono che queste trasformazioni snaturino lo spirito originario delle sagre, nato per valorizzare il territorio in modo semplice e partecipativo. Altri, invece, parlano di evoluzione naturale, evidenziando come la qualità gastronomica possa diventare un fattore strategico per lo sviluppo turistico dei piccoli borghi.

“L’importante – spiega il sociologo Massimo Catterini – è che la professionalizzazione non cancelli l’autenticità. Se le sagre restano radicate nel territorio e nei suoi prodotti, anche l’alta cucina può avere un ruolo positivo”.

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